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Home News Le Biciclette

Morandi Stella del Garda 1961

Da uomo o da donna... basta svitare un bullone!

di Redazione
8 Agosto 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 3 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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La bicicletta illustrata in queste pagine racconta una bella storia, umana e imprenditoriale, fortemente legata a una città, Riva del Garda, in cui ha sede – presso l’Hotel Virgilio – il museo Ciclocollection dell’amico Gigi Farè, che questa storia ci ha aiutato a metterla a fuoco e a raccontarvela.

È una storia che parte da lontano, dal 1917, quando Guido Morandi nasce in Austria, a Braunau Am Inn, da genitori profughi. Sono gli anni durissimi della Grande Guerra, e i Morandi possono tornare in Italia solo verso la fine degli Anni ’20.

In giovane età, dopo alcuni impieghi saltuari, Guido lavora presso le fornaci Carloni ma il suo innato talento per la meccanica – e la grande passione che nutre per le due ruote, moto e biciclette che siano – prevale su tutto. Nelle cantine della casa di famiglia comincia a riparare, aggiustare e soprattutto studiare e capire ogni veicolo a due ruote che gli capita a tiro. Verso la fine degli Anni ’30 apre ad Arco di Trento, in via G. Marconi, un’officina di riparazione e vendita cicli insieme al fratello Ernesto. Sua fedelissima compagna era la moto sidecar BMW alimentata a carbonella (la benzina era una rarità), con la quale settimanalmente si recava a Milano per acquistare pezzi di ricambio e copertoni. 

Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, trasferisce l’attività a Riva del Garda, mentre il fratello Ernesto continua il lavoro nel negozio di Arco. È un’attività diffusa: al largo posta (Bensheim) affitta biciclette, in viale Vannetti le assembla e le ripara, in viale San Francesco apre la vendita di cicli e motocicli di alcuni tra i più prestigiosi marchi del momento: Umberto Dei, Bianchi, Moto Parilla, Aermacchi, Iso, le prestigiosissime Ducati e persino macchine da cucire. Superata la guerra, Guido Morandi realizza il suo sogno e diventa anche produttore. Al suo fianco, fedeli meccanici, sono il rivano Franco Omezzoli e Romano Marocchi di Tenno. È nel 1961 che brevetta e presenta a Salone di Milano la Stella del Garda, la bicicletta protagonista di questo articolo, un mezzo da passeggio facilmente commutabile tra uomo e donna.

TUTTO CON UN BULLONE…

Il cambio di genere della Stella del Garda è davvero molto semplice: basta sbloccare un bullone di fermo posto su un’estremità del tubo superiore, imperniato sul cannotto di sterzo e sul piantone della sella, per passare da una canna alta, da uomo, a una a canna bassa, da donna e viceversa. Una scelta davvero sfiziosa che permetteva di avere in famiglia una bicicletta di qualità, come questa Stella del Garda, adatta a tutti. Oltre a questa ingegnosa soluzione, la bici vanta infatti lavorazioni attente e qualitative, come congiunzioni del telaio nichelate e finemente lavorate, campanello dedicato, manubrio Ambrosio, mozzi marchiati Stella del Garda, dinamo e faro Radius, sella Aquila. I freni sono Super Rapid all’anteriore, probabilmente messo in conseguenza di una riparazione, e Balilla con passaggio cavi interno nel tubo obliquo per il freno posteriore.

Guido Morandi inizierà nel 1962 una produzione in larga scala di biciclette di vario tipo e prezzo che proseguirà fino al 1968, quando con l’avvento del turismo di massa deciderà di dedicarsi agli articoli sportivi aprendo il negozio Morandi Sport, tutt’ora esistente e condotto dai figli Aldo e Jerta. Morirà a soli 54 anni nel 1971, a seguito di una grave malattia, ma questa Stella del Garda ci ricorda ancora oggi la scintilla della sua voglia d’ideare cose nuove nel mondo della bicicletta.


Collezione: Museo Ciclocollection Riva del Garda Web: www.ciclocollection.it


Scheda tecnica

Marca: Guido Morandi Cicli

Modello: Stella del Garda

Anno: 1961

Telaio: in acciaio convertibile uomo-donna, seriale 026

Manubrio e pipa: Ambrosio

Mozzi e pedivelle: marchiati Stella del Garda

Gruppo luce: Radius

Freni: Super Rapid anteriore, Balilla posteriore

Sella: Aquila a muso di cane


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Tag: anni 60BE65passeggio
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

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Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

--

Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

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Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro vers Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro versioni in lingue differenti per parlare agli appassionati di tutto il mondo. Scopri le opzioni di acquisto!

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Vélos d'Époque: un seul magazine, quatre versions dans différentes langues pour s'adresser aux passionnés du monde entier. Découvrez les options d'achat!

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Table of contents:

IN THIS ISSUE

VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

https://biciclettedepoca.net/news/il-calendario-delle-ciclostoriche-2026/

Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

Alessio Stefano Berti tells us all about him in BE75, now on Amazon worldwide.

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