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Home News Le Biciclette

Learco Guerra Corsa 1951

Un telaio di alto livello che racconta le dinamiche di un'epoca

di Redazione
9 Agosto 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Di Learco Guerra abbiamo parlato in lungo e in largo a partire dai novant’anni della prima maglia rosa, da lui indossata per la prima volta nel Giro d’Italia 1931.

Ma Guerra – la Locomotiva Umana – ha interpretato anche altri ruoli nel mondo del ciclismo, il più celebre dei quali è senz’altro quello di direttore sportivo, sia con la Nazionale che con squadre professionistiche. Tra le cose di cui si è occupato, a dire il vero molto brevemente, ci fu anche la produzione di biciclette, che come raccontatoci dai nipoti Carlo e Learco ebbe inizio nel 1948 a Cameri, in provincia di Novara, con un socio che si rivelò non affidabile.

Guerra trasferì quindi la produzione in via San Giusto a Milano. Un’esperienza che fu comunque breve, perché pur potendo contare sulla collaborazione di telaisti che si stavano all’epoca affermando, come Faliero Masi, Felice Branca, Mario Ottusi e altri, le difficoltà finanziarie lo indussero a lasciare dopo poco più di un anno, cedendo con una concessione di 20 anni il marchio e il suo richiamo a Virginio Fassi & Figli, gli stessi che poi acquistarono la Taurus poco dopo. Alla fine degli Anni ’70 il brand tornò in famiglia, e Learco Guerra (il nipote) avviò a Mantova una piccola produzione artigianale nel negozio da lui aperto. Il marchio Guerra ebbe poi un ultimo tentativo di rilancio in grande scala con Elios, tra il 2010 e il 2013, ma senza successo. Oggi non è più in produzione.

Le biciclette Learco Guerra, comunque, si distinsero all’inizio degli Anni ’50 per essere modelli da corsa di pregevole fattura, come nel caso dell’esemplare che mostriamo in queste pagine, e che abbiamo datato al 1951 per i coni dei mozzi. Anno che abbiamo potuto stabilire partendo dal telaio e dalla tipologia di forcellino montata, che permette l’installazione sia di un più moderno – per l’epoca, ovviamente – cambio Campagnolo Parigi-Roubaix sia di un Campagnolo Corsa (il classico due leve) di qualche anno precedente. Inoltre, grazie al forcellino più lungo di un paio di denti (15 anziché 13) permetteva di avere un maggiore divario tra i rapporti al posteriore, per via della catena più lunga.

DOPPIO CAMBIO

La scelta del Campagnolo Corsa ultima serie, effettuata dall’attuale proprietario, è stata fatta in base a due fattori. Il primo è che nella collezione era già presente una Learco Guerra con il Parigi-Roubaix, e quindi si è preferito non avere un doppione. Il secondo è che queste biciclette, come testimoniato da numerosi riscontri, ammettevano entrambe le soluzioni per venire incontro a quelle che erano le esigenze dell’acquirente, che magari riteneva il Parigi-Roubaix monoleva troppo costoso o troppo difficile da utilizzare rispetto al vecchio due leve. Questa Learco Guerra Corsa del ’51 presenta comunque un montaggio coerente con il proprio tempo, sebbene con qualche leggera divagazione, che è sostanzialmente quello dello stato in cui la bicicletta è stata ritrovata, eccezion fatta per il cambio (montava infatti un Campagnolo Gran Sport di fine Anni ’50 non coevo).

Il pregevole telaio in acciaio, realizzato con i costosi e leggeri tubi Libellula prodotti a Torino dalla ditta Castello Mario & Figlio, è accoppiato con pipa, manubrio e pedali marchiati Learco Guerra. Anche la guarnitura è FB è marchiata Guerra. I freni sono Universal 49, leggermente più recenti rispetto al resto del montaggio, mentre le leve sono Universal 51. La piega è Ambrosio Champion con tappi Gaslo. I cerchi sono Fiamme Milano da 28” con copertoni Hutchinson Super Sprint. I mozzi sono Campagnolo. Del cambio posteriore abbiamo già detto, mentre all’anteriore è presente un deragliatore Simplex Suicide. I parafanghi, dello stesso colore del telaio, sono in ottime condizioni così come le cromature delle congiunzioni. Sebbene si tratti di una bicicletta di serie, questa Learco Guerra Corsa del ’51 presenta un ottimo livello qualitativo ed è lo specchio della tecnologia e delle contaminazioni del suo tempo.


Si ringraziano: Carlo e Learco Guerra


Scheda tecnica

Marca: Learco Guerra

Modello: Corsa

Anno: 1951

Telaio: in acciaio con tubi Libellula

Cambio: ant. Simplex Suicide, posteriore Campagnolo Corsa

Guarnitura: FB marchiata Guerra

Mozzi: Campagnolo

Piega: Ambrosio Champion

Freni: Universal 49 con leve 51

Cerchi: Fiamme Milano

Copertoni: Hutchinson Super Sprint da 28”


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Tag: Anni 50BE65corsa
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

--- 

BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

--

Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

ACQUISTA/BUY: LINK IN BIO
Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

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Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro vers Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro versioni in lingue differenti per parlare agli appassionati di tutto il mondo. Scopri le opzioni di acquisto!

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Vintage Fahrräder: eine einzige Zeitschrift, vier Sprachversionen, um Fans auf der ganzen Welt anzusprechen. Entdecken Sie die Kaufoptionen!

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Vélos d'Époque: un seul magazine, quatre versions dans différentes langues pour s'adresser aux passionnés du monde entier. Découvrez les options d'achat!

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Versione italiana e inglese di Biciclette d'Epoca Versione italiana e inglese di Biciclette d'Epoca 75 disponibili adesso!

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Table of contents:

IN THIS ISSUE

VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

https://biciclettedepoca.net/news/il-calendario-delle-ciclostoriche-2026/

Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

Alessio Stefano Berti tells us all about him in BE75, now on Amazon worldwide.

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