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Home News Le Biciclette

Doniselli Standard 1050 1949

di Filippo Marazia
30 Settembre 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Doniselli nasce nel 1919, con la produzione di biciclette da lavoro, tricicli e furgoncini per il trasporto.

L’impresa incrementa col tempo la sua produzione con le bici classiche da adulto e bambino, motocicli e motocarri. Negli anni, diventa il maggior fornitore di attrezzi e ricambi per i negozi di biciclette, commercializzando marchi come Bluemel’s, Brooks, Bowden, BSA, Durkopp, Fitchel & Sachs, Impex, Lucas, Perry, Renold, Terry, Wippermann, ecc. Nel 1948, a seguito dei bombardamenti bellici, alla ricostruzione della sede in via Procaccini e allo stabilimento di via Vittoria Colonna, a Milano, vengono affiancati la nuova sede di via Crisanzio e lo stabilimento di via Salerno a Bari [foto 1]. Marchio di fabbrica distintivo della fabbrica milanese, sono senza dubbio i suoi furgoncini da lavoro [Foto 2, 3], il più delle volte personalizzati secondo le esigenze dei clienti. Diventa infatti fornitore (quasi) unico delle Amministrazioni Pubbliche, dei Servizi Comunali [Foto 4], delle Poste Italiane, di aziende importantissime come Coca Cola, Danone, Amaro Lucano, Aspirina Bayer, Heineken, San Pellegrino, ecc.

Per questo tipo di furgoncino da lavoro, possiamo notare che principalmente erano fabbricati sulla base di tre telai, denominati Standard, Metropoli e Titanico [Foto 5]. Il modello Standard è quello più comune e conosciuto, con le due ruote direzionali anteriori, due balestre ammortizzanti e freno a pedale. Il modello Metropoli, simile al precedente, si differenzia solamente per la presenza di un “timone guida” del cassone, posto a metà del longherone centrale. Il modello Titanico invece è molto più mastodontico, costruito con tubature più pesanti, ruote con pneumatici a tallone, balestre a 5 fogli, parafanghi rinforzati e timone guida per il cassone. Quest’ultimo poteva arrivare a misurare 200×100 cm.

Soffermiamo la nostra attenzione sul telaio modello Standard 1050, di cui l’esemplare posto in restauro è dotato. Rinvenuto in una cascina del Ferrarese, seppur molto impolverato, abbastanza completo delle parti più importanti [Foto 6]: balestre, freno a pedale marchiato Doniselli [Foto 7], ruote con mozzi e coprimozzi, parafango posteriore con maniglia e targhetta “Furgoncini Doniselli Milano” [Foto 9]. Come potete vedere il Furgoncino è stato ritrovato senza alcun cassone che potesse farci ipotizzare a cosa fosse servito durante gli Anni ’50.

UN’ATTENTA RICOSTRUZIONE

Analizzando il catalogo Doniselli del 1949, tra i modelli che adottavano il telaio Standard 1050, ci ha affascinato riprodurre quello utilizzato dalle pasticcerie [Foto 8]. Avuta la giusta ispirazione, si parte con il restauro delle parti conservate e il reperimento di quelle mancanti. Il mezzo era stato riverniciato di un colore azzurro/verde molto vistoso: si è proceduto a rimuoverlo del tutto, lasciando fuoriuscire il nero di fabbrica, piuttosto conservato. Le parti bianche di manubrio e guarnitura sono state spazzolate e ripulite da anni di accumulo di grasso e sporcizia, mentre quelle di movimento sono state ingrassate e lubrificate. Il lavoro di restauro conservativo ha riguardato anche il reperimento di una catena della giusta larghezza e lunghezza, in sostituzione a quella spezzata ritrovata sul mezzo. Ritrovato anche un pignone a 22 denti per la ruota posteriore. Si passa così alla ricostruzione del cassone caratteristico: ci approvvigioniamo del legname a sufficienza per intelaiatura, base di appoggio sul telaio, sportello posteriore e cassettoni interni [Foto 10, 11, 12, 13]. L’allestimento del cassone viene completato con un manubrio, sempre in legno, fissato da due apposite staffe [Foto 14] e dalla griglia superiore, in ferro battuto [Foto 15].

Nulla è lasciato al caso: ogni listello di legno è fissato con originali viti con testa a taglio degli Anni ’50 [Foto 16]. Le manigliette dei cassettoni e dello sportello posteriore sono in ottone e reperite in un mercatino delle pulci tematico. Collaudati e bilanciati il sistema di aggancio al telaio, il manubrio e la sterzata, l’apertura dello sportello e l’estrazione dei cassettoni, si passa alla parte decorativa. Il legno viene levigato e impregnato con tingente color ciliegio, successivamente invecchiato artificialmente. Le pareti vengono smaltate a mano con colori pastello vivaci, che tanto richiamano lo stile degli Anni ’50. Rimane solo da rimontare il tutto al suo posto. Ci procuriamo gli ultimi componenti, i più difficili da trovare: una sella e i due parafanghi laterali. Questa volta ci viene in aiuto la fortuna. Una nuova inserzione in un noto sito di aste online fa proprio al caso nostro… Parafanghi presi! Arrivati a casa, ci accorgiamo che sono privi di staffe di montaggio, pertanto è stato opportuno costruirne ben 6 ex-novo [Foto 17].

Per quanto riguarda la sella, la scelta più sensata ci è sembrata quella di rivestire il telaio a 3 molle ritrovato sulla bicicletta, che probabilmente era quello montato in origine dalla casa milanese. L’operazione è stata eseguita utilizzando del pellame antichizzato, imbottito in vero crine di cavallo [Foto 18]. Come ultima dotazione, vengono montati 3 copertoni specifici della misura 26×1-3/4×2 e una coppia di pattini freno di dimensioni generose, fondo di magazzino [Foto 19]. Eccolo terminato, pronto a solcare le strade d’Italia per altri 75 anni [Foto 20]. Potrete ammirarlo dal vivo nella sede del museo Collezione Martini di Lucca.


A cura di: Filippo Marazia FB: registrostoricocicli.com Collezione: Leonardo Martini


Scheda tecnica

Marca: Doniselli

Modello: Standard 1050

Anno: 1949

Telaio: in acciaio

Trasmissione: a scatto fisso

Cassone: in legno ricostruito

Freno: a pedale solo posteriore

Pneumatici: tre 26×1-3/4×2

Sella: telaio a tre molle originale ricoperto Monviso


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Tag: anni 40BE57carrettodoniselli
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Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

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Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

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Cunningham CC Proto 1979 54

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PEOPLE

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José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

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VELOCULTURE

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