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Bianchi Mega Pro 1998

Alla fine degli Anni '90, mentre il mondo si preparava a grandi innovazioni, Marco Pantani vinceva Tour e Giro con questa bici!

di Redazione
15 Maggio 2019
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 7 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Sono passati due decenni da un anno, il 1998, che per molti versi ha rappresentato un momento di svolta dal punto di vista culturale, tecnologico e sociale.

Un mondo che stava cambiando e che non tornerà più. Tre canzoni hanno segnato il 1998 a livello musicale: “My heart will go on” di Celine Dion – che sarebbe stato il brano cult del famoso film Titanic – “I don’t want to miss a thing” degli Aerosmith e “All round the world” degli Oasis. Un genere musicale che emozionava ogni persona. Per la musica il 1998 fu un punto di svolta, l’inizio di un passaggio generazionale. Il supporto più venduto era il CD che aveva soppiantato le musicassette e stava raggiungendo l’apice proprio un attimo prima dell’esordio di Napster, che sarebbe arrivato nel 1999 e che avrebbe cambiato l’industria musicale per sempre con musica gratuita via Internet. La musica veniva ancora acquistata su musicassetta e su CD nei negozi di musica e addirittura nei supermercati. Adesso, a vent’anni di distanza, nessuno acquista più le musicassette, nessuno compra più i CD come a quei tempi. Il 4 settembre 1998, a Menlo Park in California, Larry Page e Sergey Brin fondarono Google. Da allora, tutto il nostro mondo ruota attorno questa “invenzione”.

In campo sportivo, nei Mondiali di calcio giocati in casa la Francia di Zinedine Zidane batteva il fortissimo Brasile di Ronaldo in un luglio infuocato, laureandosi campione. Ma, al di là di tutto, il 1998 viene ricordato dagli amanti del ciclismo soprattutto come l’anno della magica doppietta Giro d’Italia e Tour de France di Marco Pantani, di cui abbiamo ampiamente parlato nel numero scorso. Pantani non solo riuscì a vincere il Giro d’Italia lottando allo spasimo con il fortissimo atleta russo Pavel Tonkov, ma fece sua anche la Maglia Gialla della Grande Boucle dopo ben trentatré anni dall’ultima vittoria italiana, quella di Felice Gimondi nel 1965, esaltando gli animi degli sportivi italiani e del mondo intero. Tutti hanno tifato alla TV per l’esile scalatore romagnolo che accendeva la passione per le due ruote come nessun altro è più stato capace di fare dal quel lontano 1998.

L’Italia, attendeva la doppietta Giro – Tour dai tempi di Fausto Coppi, vincitore nel 1949 e 1952, abbinata che arricchisce il palmares solo di gradi campioni quali Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche, Miguel Indurain. Per arrivare a quell’impresa gli elementi furono molti, non ultimo la scomparsa di Luciano Pezzi, ex-gregario di Coppi e Direttore Sportivo di Marco alla Mercatone Uno. Proprio per lui, per celebrare la sua memoria e seguire il suo invito a partecipare a quel Tour, il Pirata si preparò frettolosamente per essere competitivo. Forse si aspettava una semplice presenza – chissà – ma la storia ha trasformato la sua competizione in leggenda. Per questo il 1998, al di là della musica, dell’arrivo di Internet, dei Mondiali di Calcio, resterà per sempre l’anno del magico Pantani e della sua bicicletta Bianchi Mega Pro in lega di alluminio.

UN TESORO ALL’ASTA

I festeggiamenti per queste straordinarie vittorie si protrassero fino a dicembre, quando il Club Magico Pantani organizzò una cena per rendere omaggio al suo campione. Il 5 dicembre, infatti, tutti i pirati del club con a capo il Presidente Savini si ritrovarono a Cesenatico, dove Marco mise all’asta sia la Maglia Gialla del Tour sia una delle quattro Bianchi con la quale aveva corso. La serata venne presentata da Giorgio Martino, che ripercorse le imprese del Pirata.

Gaetanino Di Donato, appassionatissimo tifoso abruzzese di Marco, si aggiudicò l’asta della mitica bicicletta di Pantani, il cui ricavato venne donato in beneficenza alla Croce Rossa Italiana di Cesenatico per l’acquisto di una ambulanza e alla fondazione La Nuova Famiglia per la costruzione di una casa famiglia per disabili. Gaetanino ha conservato gelosamente la bicicletta di Pantani, anche negli anni più bui di questo campione. È stato Mariolino Colangeli, grande appassionato di ciclismo a mettermi in contatto con Gaetanino. Ricordo ancora l’emozione di toccar con mano la bici del mitico Pirata. In un giorno particolare – l’11-11-2011 – la bicicletta di Pantani è entrata a far parte della collezione dell’associazione culturale Italian Legend Bicycles di Pesaro, dove l’attendevano altre biciclette dei campioni del pedale come quelle appartenute ad Argentin, Gimondi, Moser e Saronni.

La promessa fatta a Gaetanino era di esporre la mitica bicicletta Bianchi del Pirata, cosi che potesse essere ammirata da tutti gli appassionati del ciclismo. La Bianchi Mega Pro di Marco, in questi anni, è stata esposta anche nel Palazzo Ducale di Urbino, città UNESCO, nel Castello di Gradara e durante importanti eventi sportivi quali il Giro d’Italia del centenario nel Palazzo del Capitano di Bagno di Romagna nel 2017 e alla Tirreno -Adriatico del 2018 a Fano.

Nel 2019 la bicicletta che potete ammirare in questo articolo sarà esposta nei mesi di maggio e giugno in occasione dell’arrivo di tappa del 102° Giro d’Italia il 18 maggio a Pesaro, città riconosciuta come “Citta europea dello sport 2017” e “Citta della bicicletta” con i suoi 100 km di pista ciclabile: la famosa Bicipolitana.

IL PUNTO TECNICO

La Bianchi Mega Pro è davvero particolare: il telaio è in lega di alluminio Bianchi, leggerissimo e resistente. La componentistica è Campagnolo Super Record Titanium a 9 velocità. Le pedivelle sono da 170 mm con guarniture da 53 e 39. Questo gruppo è stato prodotto da Campagnolo per solo un anno poiché nel 1999 sono stati cambiati alcuni componenti con l’arrivo delle leve freno-cambio in carbonio. Nel 1998 era ancora la lega di alluminio a essere utilizzata per ottenere una bicicletta leggera con qualche parte in titanio, altro materiale leggerissimo. La bicicletta in foto pesa 8,4 kg con le ruote Campagnolo Shamal Titanium. Queste erano ruote ambitissime ma anche costosissime per gli appassionati agonisti. Erano le prime ruote dal profilo aerodinamico e rendevano la bicicletta affascinante e veloce. Sono state le nonne delle attuali ruote in carbonio e il loro CX consentiva alte velocità in pianura, ma soprattutto hanno cambiato l’immagine della bicicletta classica. Erano comunque ruote pesanti per la salita e venivano utilizzate soprattuttosu percorsi piatti. Marco era molto attento ai pesi e con disappunto di Campagnolo aveva allestito la sua bicicletta con componenti di altri fornitori per guadagnare qualche etto, quali il reggisella in titanio PMP ed il movimento centrale, anch’esso PMP. I pedali rossi erano della ditta Time in magnesio leggerissimi e performanti. Anche la forcella della bicicletta era Time, leggera e resistente. Questo particolare si differenzia dalla produzione Bianchi: infatti solo le biciclette del team Mercatone Uno avevano le forcella Time in carbonio. Le forcelle della produzione di serie, sebbene avessero la stessa colorazione, erano più pesanti e non erano della nota marca francese.

Il gruppo prevedeva anche 9 rapporti posteriori (una scala dall’11 al 21). Il dettaglio più interessante della bicicletta, che accomuna il mondo vintage a Pantani, era l’eliminazione del manettino del deragliatore anteriore al manubrio. Marco, infatti, preferiva cambiare alla vecchia maniera. Dopotutto aveva iniziato la sua carriera negli Anni ’80 quando il cambio era ancora nel tubo obliquo: voleva la sua bici equipaggiata cosi! Non era dovuto solo alla riduzione del peso ma a Marco piaceva cambiare dal 53 al 39 in questo modo “antico”. Era un gesto scaramantico, un gesto che scatenava nella sua mente diavoli e angeli. Era il suo momento, era tempo di affrontare la salita e di staccare tutti. Cambiare alla vecchia maniera ruotando il manettino sul telaio era il suo grido di battaglia.

UNA SELLA UNICA

Molto particolare e ricercatissima dai collezionisti è la sella. Il signor, Giuseppe Bigolin e il figlio Riccardo, titolari di Selle Italia, sponsor della Mercatone Uno e di altre squadre professionistiche e appassionati di ciclismo da sempre, avevano inventato quelle che credo siano le selle più belle di sempre. All’epoca in cui le selle erano nere e ancora senza una grande tecnologia applicata. In realtà Selle Italia fu la prima ad aggiungere del gel nella seduta per offrire maggior confort ai ciclisti. Erano gli anni delle prime Gran Fondo e i ciclisti cercavano non solo prestazioni ma anche comfort. La sella di Pantani era unica: c’era un teschio stilizzato e la scritta ricamata “The Pirate”, un pirata con la bandana e due sciabole incrociate. La scritta Marco pantani risaltava sul retro della sella, che era gialla in tinta con la colorazione del telaio Bianchi ma anche di buon auspicio per la vittoria al Tour de France! La parte posteriore era rifinita con tessuti antiabrasione di colore nero a sinistra e rosso a destra, come i colori della grande passione calcistica di Pantani: le aveva volute cosi per omaggiare il suo Milan.

Le misure del telaio Bianchi sono 51 cm centro fine del tubo piantone  x 52,5 cm centro – centro del tubo orizzontale con attacco manubrio in alluminio da 13 cm ITM Big One e manubrio sempre ITM in alluminio modello Super Italia da 42 cm esterno-esterno.  Il ciclo computer alla consegna della bicicletta a Gaetanino segnava questi dati: ultima percorrenza di 169,26 km, media 28,7 km/h, Massima 59 km/h, tempo 5h53’ 22” e Marco utilizzò questa bici per 5.260 km totali nel 1998.

È questa una bicicletta unica e la Bianchi venti anni dopo le imprese del Giro e Tour del 1998 ha costruito e commercializzato un modello denominato Specialissima in carbonio, con la stessa colorazione di allora, che è già ricercata dai collezionisti. Quest’anno la Bianchi ha realizzato un modello speciale con la medesima colorazione della bici della “Rimonta del secolo” di Oropa nell’indimenticato Giro d’Italia del 1999. Fu un Giro interrotto il 5 giugno. Pantani aveva già ben 5 minuti di vantaggio sul secondo in classifica e tutti erano pronti a esultare per una seconda vittoria alla Corsa Rosa. Le cose andarono diversamente.

Bisognerà attendere le vittorie del Mont Ventoux e di Courchevel del luglio 2000 al Tour de France  prima di gioire di nuovo per le vittorie di Marco Pantani. Ma non tutto si è scritto in merito a questo indimenticato campione, amato da tutti i ciclisti: a breve torneremo a parlarne con un libro che aggiungerà elementi inediti.


A cura di: Dario Corsi e Adriano Vispi Photo credits: Luca Lagò Sito: www.italianlegendbicycles.com


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: Mega Pro

Anno: 1998

Gruppo: Campagnolo Record Titanium 9 Speed

Ruote: Campagnolo Shamal Titanium

Telaio: in lega di alluminio 51 x52,5

Forcella: Time in carbonio

Pedali: Time in magnesio a sgancio rapido

Movimento centrale: PMP in titanio

Reggisella: PMP in titanio

Manubrio: ITM Super Italia da 42 cm in alluminio

Pipa: ITM Big One da 13 cm

Sella: Selle Italia personalizzata


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Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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