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Benotto Giro d’Italia Superleggera 1945

Una bici da corsa che racconta molto degli anni alla fine della Seconda Guerra Mondiale

di Luca Pit
6 Febbraio 2025
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 7 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Il 1945 per l’Italia fu un anno decisamente buio ma portò anche a una nuova alba. L’occupazione da parte della Germania nazista continuò a perdere gradualmente città e territori lungo lo Stivale ma resistette soprattutto sulla Linea Gotica appenninica, nonostante le continue battaglie ingaggiate con gli Alleati guidati dagli anglo-americani e supportati dalla Resistenza. La campagna di Liberazione terminò nella primavera del 1945 e costò approssimativamente 600.000 vite umane. Il 29 aprile 1945 l’esposizione del corpo di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e di altri gerarchi nazisti in piazzale Loreto a Milano, luogo di un precedente eccidio di partigiani, segnò simbolicamente per gli italiani la fine del Ventennio, dell’occupazione nazista e della guerra.

Inutile ricordare che in un tale contesto il Giro d’Italia fosse ormai da tempo solamente un festoso ricordo: l’ultima edizione si era svolta poco prima dell’entrata in guerra, nel 1940, e aveva visto trionfare un giovanissimo Coppi, all’epoca in squadra Legnano. La corsa rosa – definita “della Rinascita” – avrebbe preso nuovamente il via il 15 giugno 1946, all’indomani della trasformazione dell’Italia in Repubblica sancita dal referendum istituzionale del 2 giugno. Eppure anche in quel complicato 1945 Giacinto Benotto, classe 1907, continuava a chiamare Tipo Giro d’Italia Superleggera la sua miglior produzione ciclistica da corsa. Lo testimonia direttamente la bicicletta che presentiamo in queste pagine, prodotta proprio in quello stesso anno, come ci indicano il numero di telaio 45719 – poiché stando a quanto riscontrato su decine di biciclette di quegli anni, quantomeno sui modelli da corsa, i primi due numeri rappresentano l’anno di produzione – e i coni dei mozzi FB che la equipaggiano, le cui marcature esattamente sono 43 e 45 sul mozzo anteriore e 45 e 45 sui coni del mozzo giroruota posteriore.

Anche le decalcomanie “vecchio tipo” ci confermano l’apparenza a quel periodo, in quanto quelle con grafica rinnovata appaiono dal ’46. Ampliando la nostra osservazione a tutto l’equipaggiamento, questa Benotto ci fornisce molti punti di interesse e alcune singolarità che la rendono una sorta di manifesto per l’epoca.

AUTARCHICA

La bicicletta è costruita in tubi Columbus e risulta davvero “super leggera” come i cataloghi Benotto dell’epoca reclamizzavano: il telaio taglia 54 in acciaio verniciato pesa solo 1,7 kg e la forcella 640 grammi! Oltre al peso esiguo del telaio, spiccano le geometrie molto raccolte per l’epoca, la particolare cura nel raccordo dei forcellini e del nodo sella, oltre al lavoro certosino di alleggerimento su tutte le congiunzioni. Dietro a una tale lavorazione non può che esserci un eccellente telaista della scuola torinese, al momento ignoto, che forse future indagini ci porteranno a scoprire. Non ci è semplice inquadrare il colore principale, che descriveremmo come un bianco-menta, con sterzo e dettagli quali le “fette di salame” (pendine) dei foderi alti di un azzurro molto intenso.

Praticamente per tutti gli Anni ’40, Benotto ha proposto le sue biciclette da corsa in due configurazioni principali: con cambio Campagnolo Corsa o con Cambio Simplex, dapprima il modello Champion du Monde – come nella versione qui osservata – successivamente rimpiazzato dal nuovo modello Tour de France del 1948, sicuramente un’evoluzione più performante. Uno dei punti di interesse di questa bicicletta è rappresentato proprio dal fatto che monti il primo forcellino proprietario della società di Digione, che rendeva superfluo lo scomodo attacco uncinato particolarmente deleterio in corsa: si pensi solamente alle complicanze nel caso in cui si fosse dovuti passare al pignone fisso girando la ruota.

Non è semplice imbattersi in biciclette da corsa italiane pensate per il cambio Simplex Champion du Monde, tantomeno in biciclette da corsa costruite nel 1945, e questa bicicletta rappresenta una rarità anche in questo senso. Ricordiamo infatti che negli anni precedenti, dalla fine del 1942 al 1945, vi era l’obbligo di legge di produrre unicamente biciclette Tipo Ministeriale a prezzo imposto, e non era consentita alcuna altra tipologia di produzione ciclistica in quanto tutte le risorse andavano adoperate per sostenere lo sforzo bellico. Ricordiamo altresì che la maggior fabbrica italiana, la Bianchi, venne rasa al suolo nei bombardamenti su Milano dell’estate del 1943, e riavviò la produzione nel 1946.

L’allestimento in molti punti riflette in modo esemplare il periodo, con tutte le lavorazioni in uso e le difficoltà di approvvigionamento: si osservi il movimento centrale ritrovato sulla bicicletta, che presenta la calotta lato guarnitura cadmiata, la calotta regolabile sinistra nichelata e il perno Bollea Saluzzo cromato. Discorso simile per la serie sterzo cadmiata, del tutto identica a quelle riscontrate sulle Benotto Ministeriali Tipo Due (modello sportivo con cambio) rinvenute. La cadmiatura è un processo di rivestimento del metallo atto a irrobustirlo e a prevenirne l’ossidazione, molto più economico di una cromatura, che veniva particolarmente usato sulle parti bianche delle biciclette italiane durante il periodo bellico. Per rendere meglio l’idea, lo si riconosce spesso grazie alla finitura opaca, molto diversa sia dalla finitura cromata (brillante con toni freddi) sia dalla finitura nichelata (brillante con toni caldi) che si riscontrano più frequentemente sulle biciclette d’epoca. Insomma, già in queste due semplici componenti possiamo notare come l’allestimento manifesti perfettamente il passaggio da una bicicletta autarchica dell’epoca appena conclusa alla bicicletta curata del Dopoguerra.

LEGGEREZZA ESTREMA

Leggerissime sono le ruote, composte dai già citati mozzi giroruota Fratelli Brivio (FB), con perno molto assottigliato e flange in alluminio, unite tramite raggi marca Stella nichelati e sfinati (con estremità da 1,8 mm e corpo centrale da 1,6 mm) a una bellissima coppia di cerchi in acero, del tipo con cresta centrale pronunciata, prodotta dai torinesi Fratelli Vianzone. Le stesse sono chiuse ai forcellini tramite galletti in fusione di ghisa. Il peso della ruota anteriore così composta è di soli 1,18 kg montata con tubolare da 23 mm, mentre la posteriore con ruota libera e disco pararaggi in alluminio e tubolare da 23 mm pesa solo 1,53 kg.

La trasmissione a 3 velocità è deputata come detto al cambio Simplex tipo Champion du Monde, qui presente nella versione italiana “Campione del Mondo”, e azionata dal manettino in alluminio con supporto saldato al telaio. La guarnitura marcata Benotto e prodotta dai Fratelli Brivio ha una corona da 48 denti, pedivelle alleggerite da 170 mm ed è collegata tramite una catena Way Assauto Sport alla ruota libera tripla Caimi Super Sport da 16, 18 e 20 denti. I pedali sono Sheffield modello Sprint in ferro, con centro tornito, prodotti da Noli e Cattaneo e molto apprezzati dai ciclisti dell’epoca, a cui sono applicati puntapiedi Balilla e cinghietti in cuoio verniciati di rosso, con chiaro richiamo alle decalcomanie conservate e presenti sullo sterzo, sul tubo obliquo e sul tubo verticale.

Il sistema frenante è composto da una bellissima coppia di freni Balilla n. 1 tipo corsa in alluminio, con pattini Aquila e viteria nichelata, azionati tramite una coppia di leve freno anch’esse in alluminio marcate CIBS, ovvero Compagnia Italiana Bronzi Speciali, che era una fonderia e officina autarchica sita in Torino e fornitrice dei Ministeri Militari, dove si producevano pezzi stampati di ottone, bronzo e leghe leggere. È quantomeno curioso che queste leve adottino il paramani integrato brevetto Labor, esattamente come quelle Balilla.

Il manubrio è composto da un attacco Ambrosio, fissato alla forcella tramite espander, e da una piega alla francese nastrata con fettuccia spigata in cotone di colore naturale, anch’essi in lega di alluminio così come il campanello con battente. Il gonfiatore in alluminio con terminale in ottone è posto sul tubo obliquo e assicurato al telaio tramite una coppia di portapompa in acciaio nichelato e stretti da piccoli galletti. I parafanghi sono in alluminio verniciato nella stessa tinta del telaio e il posteriore reca evidenti tracce del bianco adottato durante il periodo bellico, su cui campeggia una leggera gemma in vetro rosso liscio e corpo nichelato, mentre l’anteriore è in due pezzi, con un puntale particolarmente sottile e leggero. Un altro elemento curioso di questo allestimento è rappresentato dalla sella Broonis modello AP17, prodotta in Italia con marca depositata (che nonostante nostre ricerche non abbiamo riscontrato) che sembrerebbe essere una sorta di copia autarchica della ben nota Brooks modello B17, già allora una delle selle da corsa più note e apprezzate. La Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti, la cui icona è presente in forma fascetta al telaio, accompagna la sorte di questa deliziosa bicicletta e del suo fortunato possessore.

Come spesso ci capita di sottolineare in queste pagine, siamo convinti che le biciclette d’epoca abbiano spesso una capacità comunicativa nello spiegare le circostanze storico-economiche vissute da chi le ha prodotte o utilizzate a chiunque voglia approcciarsi a esse con metodo scientifico e voglia di ricerca. Questa Benotto ci pare essere una ottima conferma a sostegno della nostra tesi, che poi è quella di tutti gli appassionati, nel descriverci quel passaggio da un momento particolarmente buio e di ristrettezza economica e produttiva a quella che verrà considerata universalmente la rinascita del Paese nel Dopoguerra.


Scheda tecnica

Marca: Benotto

Modello: Giro d’Italia Superleggera

Anno: 1945

Telaio: in acciaio con tubi Columbus

Cambio: Simplex Campione del Mondo a tre velocità

Mozzi: Fratelli Brivio (FB)

Raggi: Stella sfinati da 1,8/1,6 mm

Ruote: Vianzone in legno d’acero

Guarnitura: FB marchiata Benotto

Catena: Way Assauto Sport

Ruota libera: Caimi Super Sport a 3 velocità

Pedali: Sheffield in acciaio

Puntapiedi: Balilla

Freni: Balilla Tipo 1 in alluminio

Leve freno: CIBS in alluminio

Pipa: Ambrosio in alluminio

Gonfiatore e parafanghi: in alluminio

Sella: Broonis AP17


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Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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